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Meditazioni per il nostro TRIDUO SANTO
“Il Sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”

Giovedì Santo:
Abbiamo lo stesso sangue tu ed io, fratello mio, come Caino e Abele

Genesi 4: Caino sono io quando …
Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: "Dov'è Abele, tuo fratello?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?".

La Genesi non registra una parola alcuna di Caino verso Abele. Chi vive nel rancore, infatti, diventa muto, non sa relazionarsi, si esprime solo con la violenza. L'invidia conduce Caino alla morte violenta del fratello, ad alzare la mano su Abele, a spegnerne il soffio vitale. Abele vuol dire “soffio”, “nulla”, ma Caino dimentica di essere anche lui un "soffio".
La Chiesa ha il suo tesoro in quelli che sono considerati “soffio”, “nulla”.
I poveri sono tesoro della Chiesa. “Il soffio” di vita, ha in questi giorni il volto dei sequestrati, dei cristiani perseguitati, il volto di chi soccombe, dei copti egiziani condotti sulla spiaggia per essere uccisi dai loro fratelli. Dice Dio di fronte a tutte queste stragi: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo”. Il suolo inaridito dalla violenza – terrorismo come anche tante dissennate “bombe intelligenti” - non dà frutti.

Papa Francesco
In ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino in noi tutti!”.
Anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello.
La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!”.
“Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere.
“È possibile percorrere un’altra strada?
Vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse questa sera qui: sì, lo vogliamo!”.
Come nella Chiesa antica il sangue dei martiri divenne seme di nuovi cristiani, così ai nostri giorni il sangue di molti cristiani è diventato seme dell’unità. L’ecumenismo della sofferenza, l’ecumenismo del martirio, l’ecumenismo del sangue è un potente richiamo a camminare lungo la strada della riconciliazione”.

don Tonino Bello: Dissipare l'ombra di Caino
L'ombra di Caino si nutre della tensione ad affermare se stessi sugli altri.
Caino, che vuol dire “acquisito”, acquisito da Dio – qualcosa di molto simile a “donato” - dimentica di essere stato primizia, primo figlio, e perde questo primato perché è geloso di suo fratello, non ne sopporta la diversità.
Caino vuol prendere il posto degli altri, vuole essere al di sopra di tutto e mal gradisce la presenza di un fratello che si comporta diversamente da lui, un fratello che peraltro si fida di lui, fino a lasciarsi condurre in campagna per parlare ma viene ucciso. Non possiamo non pensare a quanti, piccoli e grandi, vengono ingannati ogni giorno, talvolta in modo mortale.

S. Ignazio di Antiochia dalla Lettera ai Romani: Sono il frumento di Dio
Sono frumento di Dio e macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo. Piuttosto accarezzate le fiere perché diventino la mia tomba e nulla lascino del mio corpo ed io morto non pesi su nessuno. Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà il mio corpo.

Impegno: Essere Angeli custodi

VENERDI SANTO:
Una goccia sola di quel Sangue
è un torrente che lava i peccati del mondo: il perdono

Genesi 4 Nessuno tocchi Caino
Riprese Dio: "Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!
Disse Caino al Signore: "Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà". Ma il Signore gli disse: "Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!". Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.

Testimonianza di Beshir, fratello di due copti egiziani uccisi insieme ad altri 21 cristiani dai fondamentalisti islamici dell’ISIS il 17 Febbraio 2015 sulla costa libica
La gente ci crede in preda alla disperazione in verità siamo orgogliosi dei nostri martiri.
i cristiani vengono perseguitati sin dal tempo degli antichi romani
La Bibbia ci dice di amare i nostri nemici e di benedire chi ci maledice.
Ringrazio l’Isis per non aver tagliato nel montaggio la voce dei martiri quando a pochi secondi dalla esecuzione imploravano Gesù e ribadivano la fede in Cristo.
In questo modo l’Isis ha rafforzato la nostra fede
Ho sentito oggi mia madre. Le ho domandato cosa avrebbe fatto se avesse incontrato lungo la strada il boia dei suoi figli. Mi ha risposto che lo inviterebbe a casa nostra perché ci ha aiutato ad entrare nel Regno dei Cieli. Possa Dio salvarli aprendo i loro occhi facendo svanire la loro ignoranza e i cattivi insegnamenti che hanno ricevuto.

don Tonino Bello Accogliere l’ombra di Caino
Come possiamo ragionare di dialogo tra popoli, o maledire sinceramente la guerra, se non si è disposti a quel disarmo unilaterale e incondizionato che si chiama ‘perdono’?»

Il segno su Caino
Rimanda probabilmente a una tribù ostile a Israele. Si trattava dei Keniti, il cui nome è ricondotto appunto a Caino come loro progenitore. Ebbene, è probabile che costoro come altre tribù avessero un proprio segno di riconoscimento (un tatuaggio o un'acconciatura dei capelli).
Caino se ne va, dunque, ramingo con quel segno che non è certo da intendere in senso razzista o vendicativo. Anzi, dopo aver condannato il peccatore, Dio non lo abbandona al suo destino ma lo tutela accogliendolo sotto la sua suprema giurisdizione a cui appartengono tutte le vite, anche quelle dei criminali, sui quali egli pone un segno di attenzione e cura.

dalle «Catechesi» di San Giovanni Crisostomo: La forza del sangue di Cristo
Vuoi conoscere la forza del sangue di Cristo?
Considera da dove cominciò a scorrere e da quale sorgente scaturì. Fu versato sulla croce e sgorgò dal costato del Signore. A Gesù morto e ancora appeso alla croce, racconta il vangelo, s'avvicinò un soldato che gli aprì con un colpo di lancia il costato. Il soldato dischiuse il tempio sacro. E uscì dal fianco sangue ed acqua (cfr. Gv 19, 34).
Carissimo, non passare troppo facilmente sopra a questo mistero. Ho ancora un altro significato mistico da spiegarti. E’ dal suo costato che Cristo ha formato la Chiesa, come dal costato di Adamo fu formata Eva.
Similmente come Dio formò la donna dal fianco di Adamo, così Cristo ci ha donato l'acqua e il sangue dal suo costato per formare la Chiesa. E come il fianco di Adamo fu toccato da Dio durante il sonno, così Cristo ci ha dato il sangue e l'acqua durante il sonno della sua morte.
Vedete in che modo Cristo unì a sé la sua Sposa, vedete con quale cibo ci nutre. Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato.

Impegno: Nessuno Tocchi Caino.
Impariamo a fare giustizia senza fare vendetta.

PASQUA: OMNIA VINCIT AMOR
Dal sangue di Abele al sangue di Cristo Agnello
al sangue dei cristiani perseguitati


Il nome Abele significa soffio, vuoto, pochezza. Abele non parla mai. Per avere consistenza, importanza, la sua vita per avere senso ha bisogno che Caino lo riconosca come fratello. Io do consistenza alla vita dell’Altro, come l’Altro da consistenza a me. Tutta la vocazione dell’Altro dipende da me, dal mio riconoscimento. Se non lo riconosco è Abele, pochezza, vuoto.
Il sangue di Cristo nella Bibbia
Genesi 4, è il primo passo in cui la parola “sangue” fa la sua comparsa nella Bibbia. Si tratta del sangue di Abele.
Il mistero del sangue si estende in tutto l’arco della rivelazione biblica, dal libro della Genesi, passando per la lettera agli Ebrei, sino all’Apocalisse.
Ebrei 12, 24: “Al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell'aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele.
Apocalisse 1, 5; 5, 9; 7, 14; 12, 11:”Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue… Hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione … I redenti hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello … Essi hanno vinto il maligno per mezzo del sangue dell’Agnello…”

L’AT ritiene ogni sangue, anche quello delle bestie, sacro, perché fonda una relazione speciale tra il sangue e Dio.
Dio dice: “Non mangerete la carne con la sua anima, (cioè) con il suo sangue” (Gen 9, 4) Dunque il sangue è sacro, perché è “l’anima” dell’essere vivente, cioè il principio vitale, in ebraico la néfesh. Gli antichi avevano evidentemente osservato che chi perdeva il suo sangue perdeva la vita e ne avevano concluso che nel corpo degli esseri viventi il sangue è il principio vitale che permette alla carne di vivere. La scienza moderna non ha smentito questa intuizione, anzi ha scoperto il modo in cui il sangue, carico di ossigeno grazie alla respirazione, fornisce questo ossigeno a tutte le cellule del corpo per mantenerle in vita e in attività.
L’uso rituale del sangue viene ammesso, anzi prescritto. Il primo rito di sangue menzionato nella Bibbia è quello compiuto con il sangue dell’agnello pasquale. La prescrizione fu allora di prendere del sangue dell'agnello sgozzato e di metterne sui due stipiti e sull’architrave delle case (cfr Es 12, 7. 22). Il sangue ha valore apotropaico: rappresenta una forza di vita che si oppone vittoriosamente alle forze di morte.
Alla capacità di purificare, attribuita al sangue, si aggiunge quella di unire a Dio e di consacrare. Per la conclusione del patto del Sinai, il libro dell'Esodo riferisce che Mosè compì un rito di sangue, che simboleggiava, a quanto pare, l’unione tra Dio e il popolo: una metà del sangue fu versata sull’altare di Dio e con l’altra metà Mosè asperse il popolo, dicendo: Ecco il sangue del patto che il Signore ha concluso con voi, sulla base di tutte queste stipulazioni (Es 24, 8).

Nei sinottici, il primo accenno al sangue di Gesù si riscontra nel racconto dell’Ultima Cena. Preso il calice, Gesù pronunziò la preghiera di ringraziamento, poi diede il calice ai Dodici, dicendo: Bevetene tutti; questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti… (Mt 27, 27-28). Tali parole esprimono una prospettiva estremamente positiva, in due modi: da una parte, lo spargimento di sangue riceve un orientamento a favore di altre persone: è “sparso per molti”; dall’altra parte, viene definito “sangue dell'alleanza”.

Si costata qui una trasformazione straordinaria dell'evento. Nella catechesi, di solito, si insiste molto sulla trasformazione sacramentale chiamata “transustanziazione”; il pane diventa il corpo di Cristo; il vino diventa il suo sangue. Tale trasformazione ha effettivamente un’importanza fondamentale. Gesù, però, ha effettuato allo stesso tempo un’altra trasformazione: da uno spargimento di sangue considerato sangue di un criminale, e da morte violenta, Gesù ne ha fatto uno spargimento di sangue generoso, fondando una nuova alleanza. Quanto era difficile realizzarla, quale forza di amore ci voleva per questa trasformazione. Quando riceviamo il sangue di Gesù, riceviamo in noi lo stesso dinamismo di amore, che ci spinge a realizzare, nella nostra esistenza, trasformazioni simili, e ce ne dà la possibilità.

Alle parole di Gesù sul calice viene aggiunto, in Mt 26, 28, che il sangue di Gesù viene sparso “in remissione dei peccati”. Questa precisazione accentua ancora l’aspetto di generosità dell’iniziativa di Gesù e completa il capovolgimento del senso degli eventi. Cioè Gesù spinse la generosità fino al punto di far servire al perdono dei peccatori la morte violenta che essi gli infliggevano con i loro peccati.
Rm 5, 7-8:“Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”
All’aspetto di generosità sconfinata si accompagna un aspetto di audacia sorprendente. Gesù dice: Bevetene tutti: questo è il mio sangue (Mt 26, 27-28), cioè fa bere del sangue, il che era severissimamente vietato nell’AT. Malgrado questa proibizione, Gesù presenta il suo sangue perché sia bevuto. Il quarto vangelo rivela il senso di questa audacia. Gesù vi dice: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (6, 6). Il sangue di Gesù deve essere bevuto, perché la sua funzione è di stabilire una alleanza di tipo nuovo, un’alleanza interna. Dopo la morte di Gesù sulla croce, un soldato gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua (Gv 19, 34).

don Tonino Bello: La Croce, collocazione provvisoria, e la Pasqua

Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce.
La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella.
Animo, tu che provi i morsi della solitudine.
Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono.
Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico.
Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona.
Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici.
Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza.
Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.
Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria".
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio: ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri. C'è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio il buio cede il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

"Tanti auguri di speranza, tanti auguri di gioia.
Tanti auguri perché nei vostri occhi ci sia sempre la trasparenza dei laghi e non si offuschino mai per le tristezze della vita che sempre ci sommergono. Vedrete come fra poco la fioritura della primavera spirituale inonderà il mondo, perché andiamo verso momenti splendidi della storia. Non andiamo verso la catastrofe, ricordatevelo. Quindi gioite! Il Signore vi renda felici nel cuore.
Coraggio! Vogliate bene a Gesù Cristo, amate con tutto il cuore, prendete il Vangelo tra le mani e poi amate i poveri. Amate i poveri perché è da loro che viene la salvezza.


Preghiera per la Benedizione della mensa a Pasqua
“Nell’antichità col sangue dei montoni e tori
si aspergeva il popolo,
oggi in forza del Tuo Sangue, o Signore,
benediciamo questa mensa.
Sia in quel sangue, sia in quest’acqua
ci sia la Tua mano o Signore,
Mano che benedice, che riconcilia gli animi e dissipa i rancori.
Mano che raccoglie il sangue versato per amore Tuo
dai tanti cristiani perseguitati nel mondo”.


“Nicodemo portò al sepolcro circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe” (Gv 19,39)

Nicodemo non parla in questo episodio, parla per lui ora il gesto che compie. L’abbondanza degli aromi portati conferma che Nicodemo prepara la sepoltura per un re, spendendo parecchio denaro (quel tipo di aromi infatti erano molto cari).
Questo brano ci riporta al racconto dell’unzione di Betania e all’eccedenza del profumo:
“Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània. Maria presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. (Gv 12)
Il profumo è uno dei simboli biblici e non solo dell’amore.
Nicodemo con questo gesto, c’insegna che la fede nel Cristo apre ad un amore senza calcoli, capace anche di spreco.
“La misura dell’amore è amare senza misura” (S. Agostino).
Nicodemo ama Dio con tutta la forza, spendendo e spedendosi tutto per amore.






Scritta da Salvatore De Pascale
News del 29/03/2015
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