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LA MAFIA NON E’ COSA NOSTRA
27 FEBBRAIO 2016

Luca del Triggiano 2 e Marika Altra Via, moderatori

FRANCESCO LORUSSO. Voce del territorio
IL FUTURO SONO I RAGAZZI CHE STANNO TANTO COLLABORANDO CON NOI.

DI CILLO MICHELE, fratello di Rocco. Voce della memoria
Noto una anomalia positiva. Sono stato invitato da giovani e non da un adulto. I giovani sono tutto.
23 anni fa in quel Maggio Rocco era in servizio come agente di scorta. Da circa tre anni scortava il giudice Falcone. Quel sabato di rientro da Roma, all’altezza di Capaci vicino all’aeroporto di Palermo, quell’esplosione: voragine enorme.
Sconforto generale dopo quell’avvenimento. Dove trovare un giudice al suo posto?
La mafia volle dare un segnale forte, scegliendo anche il luogo e la modalità.
Dopo tale evento e il successivo di Borsellino c’è stata una presa di coscienza di tutti e lo Stato stesso ha reagito (es. leggi sui beni confiscati alla mafia e poi arresto di Riina, Brusca ...). Anche della stessa parola “Mafia” a quel tempo non se ne faceva uso. Ma dopo quell’evento cambia anche l’approccio culturale ad essa.
Le istituzioni devono innanzitutto essere vicino alle vittime delle mafie.
23 anni di contenzioso civile tra noi familiari e i capi mafia che hanno ammazzato Rocco, la sua scorta e Falcone. Non si può fare distinzione tra morti di serie A e di serie B.
Ringrazio il Presidio di Libera che vuole intitolare a Rocco di Cillo il presidio di Triggiano, ma non è normale che si debba fare affidamento sulle associazioni per avere riconoscimenti e per fare giustizia.
Non devo rivolgermi io alle istituzioni, esse si devono avvicinare a me.

FRANCESCO MINERVINI, prof di Lettere (libro su Michele Fazio)
Sono un fortunato e mi sento onorato di essere qui.
Quando ero un giovane rover scout, don Tonino Bello venne a trovarci in Clan e una sera ci raccontò del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Ci disse che il vero miracolo non lo fece Gesù. In quel caso infatti ciascuno rinunciò a qualcosa di suo, capirono che potevano condividere, capirono che si poteva fare qualcosa dell’altro. Questo fu il miracolo.
Ed è quello che sta avvenendo stasera, un miracolo. Qui abbiamo una chiesa povera, fatta di legno e pietra, ma piena di persona, con le porte aperte, in un territorio popoloso. Le persone che sono attorno a questo tavolo stanno trasformando il loro dolore in impegno.
Davanti a noi abbiamo giovani che ci dicono di rialzarci, che hanno la voglia di promuovere un territorio non del pizzo, non delle estorsioni, che hanno la voglia di essere diversi. Questa è la voce della Triggiano per bene, della Triggiano civile.
Ora ci dobbiamo chiedere: da domani cosa dobbiamo fare? Ancora tacere? Domani sarà una Triggiano diversa che guarda e vede ciò che succede?
Un piccolo gruppo di malavitosi non può impedire a una folla di persone per bene di vivere. Questo è il miracolo. Ma se la memoria non è collegata a una prospettiva di impegno la voce di questi testimoni cadrà a vuoto. Qui si gioca la sfida della civiltà. Civiltà è essere in un mondo possibile per tutti. C’è una Triggiano sommersa che ha bisogno di parlare e di non sentirsi sola.
IN PIEDI COSTRUTTORI DI PACE VOI SIETE LA UTOPIA CHE SI REALIZZA (don Tonino Bello).


FAZIO LELLA E PINUCCIO, GENITORI DI Michele Fazio
Lella
Coop a Bari Vecchia. Siamo rimasti a Bari Vecchia
Ai giovani dico: Non chiudete gli occhi. Ancora oggi lì ci sono tre/quattro bande criminali.
E a voi Mamme dico: non sbagliate, non chiudetevi, non fatevi i fatti vostri.
Me ne pento tanto di non aver parlato subito con le forze dell’ordine. Il dopo è stato terribile, la depressione, i problemi economici … tutto ci è crollato addosso, avrei voluto solo morire in quel momento. Ci è stato ammazzato sotto casa, un giovane di 15 anni, al termine della sua giornata lavorativa. Quattro ragazzini ce lo hanno ucciso, ma la colpa non è stata loro. Io condanno la mamma mafiosa, la signora Capriati di Bari Vecchia. Una buona mamma non dà la droga al figlio per poi mandarlo ad uccidere un ragazzo della sua stessa età. Io ho perdonato e abbracciato chi ha ammazzato mio figlio, ha pianto tanto su di me quel ragazzo che non avrebbe voluto sparare. Ma la mamma non la perdono.
Lella ora è diversa. Da quel momento Lella qualsiasi cosa vede chiama le forze dell’ordine e denuncia. E non m’importa essere chiamata “mbamon” (ruffiana).
Mi diceva Michele: Mamma, la vita è bella, che colpa hanno quei ragazzi che sono nati nelle famiglie sbagliate?
Pinuccio
Michele portava il caffe al prefetto, ai consiglieri comunali …
Dopo la sua uccisione, non avendo fatto denuncia, stavano per archiviare il caso per insufficienza di prove e la mafia di Bari Vecchia stava facendo festa. Ci stavamo chiudendo io e Lella.
Ma poi non ce l’ho fatta più. Ho chiamato la stampa e si è riaperto il tutto. Lella andava alle case dei Capriati e dei Strisciuglio e io andavo alle Istituzioni. A distanza di un anno hanno preso i malavitosi. Da quel momento non ci siamo più fermati e non ci fermeremo mai. Sono loro, i Capriati e Strisciuglio, che se ne stanno andando da Bari Vecchia.
Quel Bar di Francesco sarà riaperto e sarò io il primo a prendermi il caffe.
Cari ragazzi riprendetevi la vostra città. Con il silenzio, con l’omertà la mafia alza la testa. In memoria di Michele: costruite una vita nuova e migliore.

DANIELA MARCONE, vice presidente nazionale di LIBERA, figlia di Francesco Marcone, direttore del registro di Foggia, ammazzato dalla mafia foggiana “società”
Mi chiedete: Cosa è un Presidio di Libera? Qual è il suo fine? Vi risponderò con calma.
Innanzitutto voglio dirvi che è importante che questo nostro incontro avvenga in una chiesa. Quando fu ucciso il mio papà non avevo un sacerdote al mio fianco, né tanto meno le istituzioni. Avrei avuto bisogno di qualcuno che mi dicesse di non sentirmi sola, che il dramma riguardava tutta la comunità cristiana, ma non fu così.
Abbiamo avuto e abbiamo oggi sacerdoti che sono stati uccisi, in mezzo alle loro mille battaglie, don Pino Puglisi, don Peppe Diana, ma purtroppo anche altri sacerdoti non coinvolti con la loro comunità cristiana. Alla mia domanda posta a loro: perché non fate qualcosa? Mi rispondevano: ”Basta pregare”. Risposta insufficiente perché nella mia città a Foggia, oggi c’è ancora la mafia.
La denuncia non facciamola mai da soli, la battaglia alla mafia non ha bisogno di eroi. Non è giusto per noi e per loro. E nessuno deve pensare di essere un semplice cittadino che deve fare la loro vita. Non è così. Dobbiamo insieme sconfigger la mafia.
Le vittime delle mafie non erano nel posto sbagliato, stavano facendo il loro lavoro, è la mafia al posto sbagliato.
La giornata della memoria e dell’impegno il 21 marzo di ogni anno. 20 anni fa nella prima giornata della memoria, 1996, ricevetti l’invito da Libera di andare a Roma. Mi vestii tutta di nero, in segno del lutto, cosi mi sentivo. Ma poi mi resi conto che sembravo un falco, ed ero fuori posto. Li a Roma non trovai persone addolorate o tristi, vestite di nero, ma ragazzi, giovani pieni di primavera. Mi chiesi perché tutte queste persone sono qui, perché s’impegnano? Loro non hanno avuto un padre ammazzato.
Libera era nata da un anno e mezzo e iniziava a lavorare da poco. Erano dei volontari che avevano deciso di sviluppare l’informazione e la consapevolezza sui loro territori. Quei volontari mi trasmisero tantissima energia, dicendomi: Perché non accada mai più.
Mi sono innamorata grazie a loro, della mia vita, della mia terra, imparando a guardare le persone negli occhi.
Libera combatte contro la miseria. Ragazzi sbandati vittime della mala organizzata, per pochi soldi.
Don Tonino Bello quando venne ucciso il sindaco Carnicella di Molfetta disse ai suoi funerali: “Noi dobbiamo considerare chi ha ucciso il sindaco con come un mostro ma come un nostro”.
Quest’anno, ormai sono più di mille le vittime della mafia. Di passi ne abbiamo fatti tanti da allora. Ciascuno deve fare il suo dovere da cittadino.
La criminalità organizzata è sempre una minoranza.
Il Presidio di Libera è cellula organizzativa locale e presidia il territorio e lo fa insieme. Come? Conoscendo la storia. Sarebbe bello se tutte le Associazioni, le realtà, ci facessero parte. Deve poter coinvolgere tutti.

Fate rete quanto più possibile, vanno scovate le varie realtà positive. Più siamo, insieme ad altri, e meglio sarà. E poi, successivamente, si sceglieranno insieme gli obiettivi.

Francesco Minervini
La mafia non uccide solo le persone ma uccide anche i cuori. Grande la dignità di tutte le persone qui presenti che hanno descritto le loro storie. Storie processuali terribili. Daniela non sa ancora oggi chi sono stati i mandanti dell’assassinio di suo padre. Un triggianese che ha dovuto fare un processo contro Totò Riina. Con tutto questo carico di dolore loro sono qui a parlarci di speranza e impegno e serenità.
In Puglia ci sono 64 vittime innocenti di mafia riconosciute, negli ultimi venti anni. E poi ce ne sono altri che non avranno mai il riconoscimento. Uno di questi si chiama Onofrio Lorusso.
Luca
Verso il Presidio Libera di Triggiano vuole fare una marcia proprio qui a Triggiano il prossimo 21 Marzo.
Suor Tarcisia
Va insegnata nelle università una materia che educhi a conoscere i pericoli della Mafia


Scritta da Parrocchia S.G. Moscati News
News del 28/02/2016
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