News » DON CIOTTI INCONTRA LA PARROCCHIA SAN GIUSEPPE MOSCATI E “VERSO IL PRESIDIO DI LIBERA”
16 APRILE ORE 16.30
DON CIOTTI INCONTRA LA PARROCCHIA SAN GIUSEPPE MOSCATI E “VERSO IL PRESIDIO DI LIBERA

1.C'è qualche episodio della sua infanzia che lo ha reso l'uomo che è oggi?
Quando il cardinale Pellegrino le affidò come parrocchia "La strada" lei aveva già iniziato il cammino con l'associazione Abele, che si occupa del recupero dei tossici dipendenti. È possibile dire, quindi, che la sua vocazione sia avvenuta anni prima della sua ordinazione spirituale, ma di preciso quando è successo e cosa le ha fatto capire che era quello il suo posto?

Buona sera a tutti Vi ringrazio tanto.
Mi riconosco veramente in una Chiesa che tu (si rivolge costantemente a Paola, la giovane di 17 anni che gli pone le domande) rappresenti per me, ma credo anche per tutti noi, una Chiesa che ci invita a guardare verso il cielo senza distrarci dal guardare la terra.
Mi piace questo saldare la terra con il cielo. Annunciare le Beatitudini oggi richiede non dimenticare questa fame e sete di giustizia, non dimenticare di dare maggiore importanza alle persone.

Il papa sta terminando oggi un viaggio in un’isola della Grecia, Lesbo, per dare attenzione al grido delle persone che cerca di far ascoltare a tutti.
Sono un veneto emigrato a Torino negli anni 50, mi fai una domanda personale e rispondo con un po’ di disagio alla tua sana curiosità.
Emigrato con famiglia a Torino, ero piccolo, per la stessa ragione che ha portato migliaia di italiani a muoversi, anche all’estero: lavoro, dignità. Con fatica abbiamo lasciato le Dolomiti, questa terra meravigliosa come lo è la propria terra per ciascuno. Pensa a quanti pugliesi, papa e mamme, hanno lasciato le loro case per dare dignità ai loro figli, per mangiare, vivere, guardare avanti.
Mio padre troverà il lavoro a Torino ma non troverà la casa. La sua impresa gli propose: “se vuole può usare quella baracca nel cantiere può prenderla”.
E con mio padre e mia madre abbiamo vissuto in questa baracca per alcuni anni. La mia famiglia era molto povera, non poteva permettersi di trovare subito una abitazione più dignitosa. Vestivo con gli abiti della “San Vincenzo”, abiti dei poveri, ma mia mamma li stirava e li lavava bene…una persona può essere povera ma dignitosa, mia madre lo era.
Ci sono tanti fatti che segnano la vita, come per ognuno di noi.
Io sono una piccola persona ma vivo con disagio quando vedo le mie immagini, vivo con disagio questo perché so di essere piccolo piccolo, sempre più piccolo rispetto alle difficoltà del mondo che ci circonda.

Ma sono convinto che se ognuno si mette in gioco, si costruisce un NOI, e il cambiamento è possibile. Esso non è opera di rematori solitari, il cambiamento che sogniamo tutti necessita l’aiuto di tutti… All’epoca non capivo.

Ci sono segni nella vita che ti graffiano, che ti cambiano dentro.
A me successe in prima elementare.
Mia mamma non poteva mandarmi a scuola con grembiule e fiocco … ricordate quei fiocchi grandi? Ma siccome ero in una scuola di un quartiere bene, in una di quelle scuole col fiocco grande (fiuuuu…), la mia mamma disse: “Maestra vi chiedo scusa ma per almeno un mese non posso mandare mio figlio a scuola col fiocco, avendo dovuto comprarli alle altre mie figlie”.
Se sei l’unico della scuola senza fiocco ti senti diverso.
Gli altri bambini te lo chiedono e tu ti senti diverso. Sono le solite storie di ieri come di oggi.
Dopo 20 giorni avviene un fattaccio di cui sono responsabile.
La maestra arrivò in classe nervosa. Può capitare a tutti: problemi a casa, col marito coi figli…
Magari mentre io adesso sto parlando a voi, la mia testa è preoccupata da malattie o altri problemi gravi, ma comunque non posso dimenticare che devo stare con la gente… Credo che a quella maestra sia capitato qualcosa del genere.
Io ero l’unico della scuola senza grembiule. Lei entra in classe, io in prima fila, dei miei compagni stavano gridando e disturbavano; lei grida verso di me; io devo avergli fatto un gesto spontaneo con le mani col quale le dicevo: “ma che vuoi io non centro niente” e lei si scaglia. Non se l’è presa coi compagni che disturbavano ma contro di me che ero il più debole e mentre i miei compagni ridevano (erano bambini, comprensibile …) lei mi dice: “Ma che cosa vuoi tu montanaro!”
A me!?!?!
Io sono nato lì, a Pieve di Cadore, tra le dolomiti che oggi sono state dichiarate patrimonio dell’umanità. Io dunque sono patrimonio dell’umanità!
In quel momento ero fragile, fragilissimo, e i compagni ridevano sempre più forte. Io cercavo in quel momento una comunicazione. Tu mi insegni che l’unità di misura degli esseri umani è la relazione.
Lei, la maestra, viveva un momento di sofferenza. Io mi sentivo deriso, in una condizione umiliante. I vecchi banchi di una volta avevano i calamai incastrati all’interno di essi. Io feci una cosa che non dovevo fare. Sia chiaro, non dovevo, lo dico soprattutto agli scout che vedo lì in fondo.
Ho fatto fatica, le ho tirato il calamaio, cosa brutta. Disgrazia volle che la colpii in pieno.
Venni espulso in prima elementare dopo 20 giorni.
Attenti, io avevo sbagliato.
Mia madre mi dette una lezione, una dura punizione, di cui le sono riconoscente ancor oggi.
La mia mamma mi disse: “Ho capito tutto, hai difeso la dignità della nostra famiglia, ma la violenza è sempre male.” Io avevo capito …
All’uscita alle ore12:30 un bimbo alla sua mamma: “Lo sai che è successo oggi a scuola?” -“Dimmi Cicci?”-Un compagno ha tirato il calamaio alla maestra! “-Ah povera maestra. Ah povero vestito della maestra”. “Come si chiama il tuo compagno?” -Ciotti - “Guai se ti vedo con quel compagno è cattivo!”
Sarebbe dovuto toccare ai grandi aiutare a capire il senso di quel gesto e a non emarginare, ma non fu cosi per me.
E io sono diventato il compagno cattivo, l’emarginato, quello con cui non stare.
Io venni emarginato. Sono cose che segnano. Io figlio di famiglia di lavoratori.
Ma nonostante questa ingiustizia subita da me la lezione di mia madre fu esemplare, la più grande da pedagogista; donna semplice ma che mi mise i paletti che oggi mi consentono di stare qui. La ringrazierò sempre per quella punizione che mi dette.

Ma la svolta vera della mia vita avvenne a 17 anni. Andavo a scuola per prendere il diploma in telegrafia. Frequentavo la parrocchia, l’Azione Cattolica, dove facevamo dibatti meravigliosi sugli ultimi, è bello parlare ma poi bisogna darsi “na’ mossa”.
Non basta commuoversi, serve muoversi!
E io piccolo piccolo andavo a scuola per prendere un diploma in telefonia-telegrafia
Un buon maestro disse alla mia mamma:
Suo figlio non è in grado di andare a quella scuola media col latino…suo figlio è un praticone lo mandi a quella scuola tecnica.
(… Se noi avessimo bravi elettricisti, bravi idraulici, altro che …). Io studiai quindi da radiotecnico.
A 17 anni mi colpì un signore con 3 cappotti che leggeva sempre dei libri, e lo vedevi, sempre lì, sempre solo, a legger libri e con quelle matite blu da una parte e rossa dall’altra che sottolineava. Un po’ ti incuriosisce e noi di Azione Cattolica ci riflettevamo.
Io sono una persona strutturalmente timida che deve combattere con la sua timidezza, però lui era sempre lì, sempre solo e io gli ho detto:
“Signore scusi, vuole che le vado a prendere un caffè” (così costruisco un rapporto e lui non mi risponde). E allora ho chiesto “vuole un tè?”
Poi ho pensato: “non ci sentirà?” ma quando vedeva le macchine frenare alzava il capo. Quindi ci sentiva bene!
Testardo lui, testardo io, e sono andato avanti per 12 giorni!
Auguro a te e tuoi amici, se l’obiettivo è buono, di buon valore, una sana testardaggine.
Dobbiamo essere testardi se l’obiettivo è di bene vero e serio e io nella mia testardaggine di 17enne non ho mollato e non capivo perché non rispondeva.
Ci sono cose che tu non capisci ma intuisci. Dopo 12 giorni nascono le prime parole, poi le piccole conversazioni. All’epoca non si parlava di droga; io avevo 17 anni e la persona di cui ti sto parlando molti anni in più.
Questo signore, che cambierà la mia vita, era un medico amato dalla gente, generoso, preparato, attento.
Ma può capitare a tutti che improvvisamente arriva la tempesta nella vita, la malattia, la morte di una persona cara una tragedia che ti cambia, io l’ho avuta e te la cambia improvvisamente.
Quante esperienze vede un parroco, quante tempeste che cambiano la vita.
Poco fa ho salutato il fratello di Rocco Dicillo e il figlio di Onofrio Lorusso un uomo onesto, minacciato, provocato. Le tempeste che possono improvvisamente arrivare nella vita di tutti; a questo medico è arrivata con degli squilibri che lo porteranno a fare il barbone, a guardare il bar di fronte. Non si parlava di droghe in Italia ma lui sapeva, era preparato.
Amico: “Sai cosa fanno quei ragazzi nel bar?
Prendono farmaci, ci bevono alcolici sopra fanno la bomba…si drogano”
Io non sapevo ancora. L’eroina arriverà dopo. Lui aveva capito che cosa facevano, sballavano la loro vita.
I mesi passavano avrò avuto 18 anni, una mattina la panchina era vuota e ho sentito che quell’incontro non poteva essere uno dei tanti nella vita
Ci sono incontri nella vita che la cambiano. Che ci pongono stupore e domande.
Ho cominciato da solo poi coinvolgendo amici. 3 anni dopo nasce il gruppo Abele che quest’anno compie 50 anni. I poveri, gli ultimi, la strada, poi arriva la droga, si apre il primo centro per chi si autodenunciava. All’epoca, infatti, alla denuncia scattava o l’ospedale psichiatrico o il carcere. Non si favoriva l’incontro con le persone e la loro riabilitazione.
Cerano magistrati che dicevano di noi: è un mostro giuridico. Bisogna trovare persone, servizi e opportunità.
Nasce così la nostra storia non legata solo al mondo della droga, ci interessavamo anche di vittime di prostituzione.
Diventerò dopo sacerdote.
C’era già la comunità. La strada.
Io ero ragazzo.
Nella vita ci sono dei segni che bisogna saper cogliere. Non bisogna essere chissà chi.
No ai navigatori solitari. Infatti GRUPPO Abele.
Nascerà il CNCA, per il coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, poi nasce lotta all’AIDS.
Diventerò sacerdote già con il gruppo, e quel giorno il mio vescovo con la parrocchia riempita di ragazzi del carcere dei minorenni. Ricordo che non volava una mosca in chiesa. Sono i più poveri ma i più rispettosi, non capivano na’ mazza di quello che succedeva e il mio vescovo si fermava e gli spiegava passo passo quello che succedeva. Il suo atteggiamento manderebbe i liturgisti in crisi.
Poi ti dirò chi era e che rapporto aveva con papa Francesco.
Quel cardinale, che si faceva chiamare “padre”, Michele Pellegrino a fine celebrazione li guardò in faccia:
“So che pensate:
Lui è cresciuto con voi e io ve lo lascio ma anche lui avrà una parrocchia, LA STRADA. ”Sono contento che abbia detto parrocchia, perché la considero, la parrocchia, la realtà più difficile che esista, perché deve misurarsi nel territorio. Tutti bussano a quella porta, anche le storie più insensate. Sono contento della frase: “la tua parrocchia sarà la strada”
Ringrazio Dio e la famiglia.
Quando ho incontrato Papa Francesco a Roma e ho pensato di scegliergli un regalo. Tu (ricolto a don Salvatore) che gli avresti portato? A Torino c’era un piccolo bar, che faceva un caffè fiuuuu eccezionale! A gestirlo, un avvocato, che lavorava alla Ferrero.
Che gli porti formaggi, salami, grana??? Il nostro caffè tostato!
Arrivo da Papa Francesco con un pacco di caffè, lavoro, insieme a lui e 4 giorni dopo torno a Torino.
Vado al bar di quel mio amico avvocato e lui mi dice:
“Il papa mi ha scritto:

Il papa ha preso la targhetta del pacchetto (guardate l’importanza dei segni). Questi parlano. A volte non servono le parole ma i gesti, una stretta di mano, una pacca sulla spalla che accoglie la fragilità.
La seconda volta che l’ho rivisto 2 pacchi di caffè!
Una volta mi chiese (ma lui lo sapeva):
“Chi ti ha ordinato sacerdote? “
“Michele Pellegrino.”
Sorrise.
Quando parla di altri vescovi è serio, tirato, quando parli di Pellegrino sorride e racconta:
“Lo sai che quando i miei nonni si sono trovati in grave difficoltà li ha aiutati un giovane prete di nome Michele Pellegrino che si faceva chiamare padre.”
Un punto di riferimento per Bergoglio. Immagina per me quanto fu importate questo segno!
Scusa se l’ho fatta lunga. Mi sono un po’ aperto per dire che nascono così ma tutti abbiamo incontri fatiche, speranze e ho continuato a vivere lì… lì nascono tante altre cose.

2. Si è molto discusso, attraverso i media, dell'intervista televisiva al figlio di Totò Riina. Salvo Riina, fra le varie affermazioni, dice di non poter esprimere giudizi sul padre in rispetto del quarto comandamento "onora tuo padre e tua madre". Lei è un prete, un prete che si batte contro la mafia aiutando le famiglie delle vittime che essa provoca (ha fondato libera associazioni, nomi e numeri contro le mafie). In nome di questo suo doppio ruolo come si sente di commentare l'argomento? È davvero come dice Saviano un'apologia di cosa nostra? Non le sembra che non esprimendo giudizi sulla mafia sia, lui stesso mafioso, omertoso?

Innanzitutto:
L’ho dichiarato 2 ore dopo, anche perché per prima cosa lo staff di Vespa mi aveva cerato per partecipare alla trasmissione. Ho detto di no come sempre a certi tipi di trasmissione. C’è chi è bravo, chi competente, chi (fiuuuu). Chi in grado di reggere a quei tipi di trasmissione: io non me la sento. Non c’è spazio, tutto diventa un minestrone. Io non ne sono in grado. È un problema mio innanzi tutto. Mi è stato chiesto di partecipare entrambi i giorni e ho detto sempre di no quando mi hanno chiesto di andare in tv a parlare di mafie beni conquistati etc… E hanno aggiunto: ci sarà una sorpresa…poi ho capito che sorpresa.
Secondo passaggio: Io difendo la Rai ma dentro la Rai ci sono contratti di chi gestisce pacchetti autonomi, non sono la Rai. Non giudico il giornalista non mi permetterei mai, credo che abbia grande capacità, la riconosco. È un pacchetto che può gestirsi in modo gran parte autonomo.
Difendo la Rai che il 21 marzo, primo giorno di primavera per la prima volta quest’ anno ha mobilitato tutte le sue forze, tutte le regioni in molte trasmissioni per dare dignità e onore a tutte le vittime delle mafie, e ai loro familiari. Anche in passato ne aveva parlato, ma mai una mobilitazione come quest’anno. Mi pare giusto riconoscere l’investimento per cose belle e positive.
Terzo passaggio: non potrò mai dimenticare un giornalista Rai, come Marazzo, che quando fece l’intervista a Cutolo, uomo della camorra, lo fece piccolo così, ne uscì distrutto. Non posso dimenticare Biagi quando intervistando un mafioso lo fece uscire piccolo così mettendolo al muro, facendolo rispondere a quelle domande. È un problema anche di chi costruisce quelle domande; te lo dico col rispetto che devo avere di quelle persone. Io ricordo quelle domande che facevano piccolo Cutolo che si credeva il grande boss. Sarà stato Marrazzo a farlo piccolo.
Faccio fatica:
Guarda due ore dopo che quel ragazzo ha usato cose e codici mafiosi, e chi di noi ci lavora “dentro” non può non cogliere quei codici. Ha già rotto il palcoscenico per parlare in quel modo.
Altro sarebbe stato se …
Però capisci, sono di parte. Sai che un anno e mezzo fa il papà di quel rampollo (intervistato da Vespa) lo hanno intercettato, a sua insaputa, mentre diceva nel suo linguaggio, che bisognava uccidere Don Ciotti, nel suo linguaggio chiamandomi “parrino”. E lo dirà 2 mesi dopo. Ecco perché sono accompagnato da questi stupendi uomini di stato (riferendosi alle sue guardie del corpo), non perché sono importante, ma perché suo padre ha dato ordini costruendo falsità e dicendo cose pesanti.
Io sono una piccola cosa, non ha toccato solo me. Una storia oggi fatta da 1600 associazioni, centinaia di Presidi, migliaia di giovani…ha toccato NOI. Io rappresento un NOI.
Puoi uccidere una persona ma non un movimento costruito in anni!
Voi siete meravigliosi con la vostra pazienza e intelligenza nel leggere la realtà di oggi che è insidiosa. L’omertà uccide verità e speranza! C’è tanta omertà.
Non giudico il giornalista o la trasmissione. È un giornalista di valore e lo voglio sottolineare.
Io non lo avrei permesso perché nella mia testa e nel mio cuore quando racconti il tuo natale nella famiglia di un uomo, di un papà, che ha dato ordine di uccidere decine di persone, io penso a quelle famiglie che a Natale non hanno più affetti e amori!
Nessuno nega che tu possa avere legami con tuo padre, ma devi avere la forza di capire, distinguere che ti sei reso complice di crimini innominabili e da quei crimini devi prendere le distanze.
Non è tutto uguale e quindi diventa grave…l’omertà: il non rispondere, e dire che quello non è il tuo problema ma di altri. Dire che chi collabora è infame. E noi siamo chiamati a riflettere.
Cerchiamo di andare oltre. Non è questo che deve fermarci. Distinguere per non confondere! Io non sono dipendente Rai, non mi pagano, ma quando gli ho chiesto di costruire un percorso più massiccio che meglio guarda ai territori, lo hanno fatto!

E infine: grazie per la domanda.
Le mafie non sono un mondo a parte ma sono una parte del nostro mondo.
Vivono e cambiano con noi. Le mafie vivono e in questo momento di crisi, il denaro lo hanno le associazioni criminali mafiose. Il mondo dei corrotti loro lo riciclano, lo investono sono tornati forti. Qualcuno oggi cerca di dargli nuova definizione. Oggi non la necessitano, necessitano nuova distinzione. Cambiano ma restano se stesse, hanno continuità nel cambiamento sanno accertarsi dei cambiamenti e nascondersi tra di noi, sono le stesse, cambiano pelle, vestito, nomi, luoghi, ma sono sempre quelle mafie protette da questo o quel potere che le permette di sopravvivere.
150 anni di camorra
150 anni di Cosa nostra
120 n’drangheta, parlano!

Poco fa con un gruppo di bravissimi magistrati siamo stati dai padri comboniani, a pranzo, accolti in modo meraviglioso semplice. Magistrati della DDA, immagina quindi impegno e semplicità. Si discuteva di tutto questo.
Se tu pensi alla provincia di Foggia, il magistrato competente mi ha informato (pensavo un numero minore), 282 omicidi e dell’80% non si conosce la verità.
Ecco uno si interroga… stima la conoscenza!
Ma bisogna prendere coscienza che il cambiamento necessita ciascuno di noi.
Dobbiamo imparare il coraggio di avere coraggio. Di non essere cittadini ad intermittenza, in base alle emozioni, emozioni legittime. Ci dobbiamo assumere la responsabilità di fare la nostra parte in piccolo.
Quello che voi fate: scuole, famiglia, parrocchia. Si comincia in un orizzonte di piccole cose, un cambiamento dal basso, ma non basta. Il cambiamento deve iniziare da dentro!!!
Grazie di questa domanda ma non dimenticare mai.
Che classe fai?
“Quarto liceo.” (risponde Paola, l’intervistatrice)
Ma che bello. Come alla mia età! Quando avevo iniziato! Hai una maturità che spiazza tutti!
Vedi Paola, oggi c’è un livello di commistione mai raggiunta prima, ma non lo dice Luigi Ciotti, io sono una piccola cosa.
Non dimenticare che veramente le mafie son i parassiti. Voi avete il problema dei parassiti degli ulivi. Ma ce n’è uno più grave, che ci deve mordere qui dentro: Le mafie, la corruzione: parassiti di un sistema che distrugge il lavoro che si potrebbe fare. Non lo permettono.
Un sistema che distrugge la dignità di tante persone. L’evasione sono i parassiti, sono questi i parassiti nel nostro paese.
Sono liquide, sono trasversali ma sono sempre mafie. Cambiano.
Ma non dimenticare che il vero problema non sono solo i poteri illegali ma anche quelli legali che si muovono illegalmente. Ci sono dei reati spia da cui si risale: ambientali, urbanistici, finanziari, ecomafie, l’elenco non tocca a me farlo tutto. La lotta non è solo un dovere etico ma anche una priorità economica che ci impoverisce tutti, ma proprio tutti!
Se andiamo oltre questo, la cronaca diventa dibattito.
Sei stata corretta e brava, un ragazzo faccia la sua strada, la sua vita. Possiamo essere d’accordo o no però il suo messaggio resta inquietante.
Avevano già detto dopo il caso della famiglia Casamonica, ai famosi funerali, che non si sarebbe più ripetuto, ma non guardiamo quello.
Troverai tanti anti-mafiosi che fanno i mafiosi e che si sono mafiosizzati e noi dobbiamo essere all’ erta e dobbiamo anche essere lucidi che un vero problema è la mafiosità diffusa; che è un problema maggiore di quello economico che permette tutto questo.
In Sicilia nel 1900 c’era un sacerdote, il cui nome alle persone adulte dice qualcosa: Don Luigi Sturzo. Pensate che “mani pulite” è un’espressione di Sturzo a Caltagirone. Don Sturzo nel 1900 fonderà un movimento popolare perché aveva una concezione di quello che doveva essere la politica: “La più alta ed esigente forma di carità”, come la definì papa Paolo VI! La politica è la più alta (mi rivolgo a sindaco e a chi coraggiosamente si impegna in politica), Paolo VI, ma già don Sturzo. Politica più alta ed esigente forma di carità: perché guarda al bene comune. Se è distante dalle persone la politica è lontana dalla politica, è un'altra cosa! Deve rispondere ai bisogni fondamentali delle persone, deve rispondere a bisogni e necessità delle persone.
Sturzo: la mafia ha piedi qui in Sicilia e la testa forse a Roma.
E poi una sua terribile profezia: diventerà più crudele e disumana, salirà dalla Sicilia, tutta la penisola per andare sopra le Alpi.
Un profeta!
Se non si agisce vuol dire mancato rispetto! Rocco Dicillo era povero, umile e generoso, morto per la stessa ragione di Falcone, insieme ad Antonio Montinaro e Vito Schifani…siate orgogliosi di essere di questa terra di uomini coraggiosi!!!
È impressionante vedere che in quelli stessi anni saranno uccisi Puglisi e Diana.
Il nostro dovere è documentarci e non vivere di informazioni di seconda mano e di sentito dire. Conoscere per diventare più responsabili, perché se non si conosce …
Vi dico altro:
Don Giorgio Gennaro, Don Costantino Stella, Don Stefano de Gennaro hanno perso la vita perché stavano dalla parte giusta. Se qualcuno mi chiede “la chiesa e le mafie?” Io risponderei: ondeggiante come le parabole, sale e scende ma ci sono statti uomini che ce l’hanno messa tutta.
Troviamo persone che dicono: “Cosanostra sono i siciliani che la vogliono”. Anni fa ho presentato al nord “Cento passi”, bel film...un signore in sala si alza e dice : la vogliono loro la mafia!!!”
Mi dico: “Luigi calmo, calmo risposta seria e documentata”
-Caro signore lei sostiene questo, io le devo solo dire una cosa che nel 1237 alcuni gruppi di coloni ghibellini lombardi ripopolarono parti del territorio siciliano dopo l’esilio delle popolazioni arabe e le fonti storiche ci raccontano che i Corleonesi presenti in Sicilia nel 1282 parlavano un dialetto bresciano e bergamasco: i Corleonesi sono bresciani e bergamaschi.”
I flussi di migrazione hanno accompagnato il nostro paese all’interno come in giro per il mondo. Una riflessione che ci invita tutti a non etichettare a scapito degli altri.
Avete un parroco eccezionale (in riferimento a don Salvatore).
Sono io che imparo quando vedo passione e gente. So quanto è difficile stare in un territorio. Ce la mettiamo tutta e siamo innamorati di Dio ma anche di chi fa più fatica, di chi bussa alle nostre porte. Quanti ne abbiamo incontrati in contesti diversi che hanno tutto ma sono disperati dentro?!
La nostra scelta è la scelta di stare dalla parte di chi fa fatica.
La fatica si manifesta in tante forme e modi.
Dobbiamo tradurre i NO:
No Mafia
NO Corruzione
NO Evasione
NO Usura
NO Droga
NO a quelle macchinette slot che turbano la vita e creano dipendenze.
Dobbiamo tradurre i no necessari in NOI capaci di costruire cambiamenti e, amici dobbiamo diventare ancora più capaci tutti insieme a dire dei NO che diventano NOI capaci di costruire cambiamenti
Ci vuole un metodo con 3 parole:
-CONTINUITÀ: non risposte ma motivi;
-CONDIVISIONE: noi che vince, mettere insieme forze ed energie;
-CORRESPONSABILITÀ: disposti a collaborare con le istituzioni sui progetti per il bene comune. Costruire insieme, ma se non lo fanno (le istituzioni) dobbiamo umilmente esser un pungolo perché facciamo quello che devono fare.
Ecco il nostro metodo di Libera: NOI.
Ma serve anche sviluppare l’impegno su 3 piani posti tra loro:
-RELAZIONE;
-CULTURA: la cultura sveglia le coscienze, i percorsi educativi, le scuole, le associazioni;
-SOCIALE: possiamo essere uno stimolo ma se non c’è lavoro, servizi, sostegno alle famiglie, rispetto all’ambiente... ambiente: Il papa ci ha fatto un dono, una meraviglia: la “Laudato sii” e se qualcuno vuole capire il problema delle trivelle qualcuno si legga la “Laudato sii”.

donS: Da quando conosco don Ciotti è sempre senza voce, un credente deve urlare sempre la verità!

3. Ci piace ricordare l'immagine che don Tonino Bello diede dei giovani, definendoli un'ala di riserva. Durante la sua vita ha avuto e continuare ad avere spesso a che fare con i giovani, noi ragazzi; lei stesso da ragazzo ha iniziato la sua strada di servizio e aiuto verso gli emarginati. Come lei sa a Triggiano ci stiamo impegnando proprio per creare un presidio di libera formato da giovani, cosa può augurarci lei per questo nostro cammino? Inoltre Che considerazione si è creato col tempo dei ragazzi? E come li definirebbe?


Guarda, ti sono grato di questo. Io credo veramente nella meraviglia della vita anche se a volte con le fatiche che ci sono, ci sono problemi e contraddizioni. Ci credo molto.
Sono un piccolo testimone della meraviglia di voi giovani.
Ma non è un modo di dire perché uno può dire “son parole”. Io sento nel cuore la responsabilità delle parole che dico. Non puoi dire le parole se non le senti, se non sei documentato, non posso permetterlo, alla mia coscienza. Non posso!
E quando dico la mia meraviglia per i giovani, quelli che incontro come stamane, come ieri che ero a Palagiano per ricordare il piccolo Domenico, ucciso. Quando son arrivato con l’aereo a Palagiano avevano chiuso le strade, sono arrivato molto prima e mi aspettavano dopo, ma volevo vedere che succedeva prima! Vie piene di ragazzi, mamme, bambini e il mio modo di ricordare quel bimbo ucciso è stato vedere i bambini giocare ai vecchi giochi. Una via strapiena, gli insegnanti. Una via dedicata ai bambini, a riscoprire i giochi a vivere la strada in un modo diverso. In macchina c’erano i 2 fratellini che hanno visto uccidere il fratello, che tragedia!
Una meraviglia, ho sentito come a volte dobbiamo inventarci delle cose. Un giorno, ad esempio potete chiudete questa strada e farla diventare una festa di gioco per le vie.
C’erano ragazzi a Palagiano con quella maglietta di Libera che facevano gli animatori.
Ci credo.
Necessitano punti di riferimento forti, credenti credibili!
Non cercate adulti perfetti ma che sappiano di passione e semplicità.
Abbiamo responsabilità nei confronti di questi ragazzi.
Lucidi per capire cosa non va, ma anche per far emerge il bene che c’è. Prima dimensione dell’educare: “In ogni cosa ci sono cose belle positive”.
Per me venire qui, a quest’ora, è un segno di bella positività ma attenzione: sono il testimone piccolo piccolo dei fermenti che voi rappresentate!
Dobbiamo educarci a cogliere il positivo che non fa rumore.
Che nasca un Presidio qui è una gioia, è un punto di responsabilità.
È un segno meraviglioso.
Grazie di questo.
Girando l’Italia trovo tre elementi che graffiano la coscienza:
1) Giovani conformisti: fan tutti così
Mi pongo la domanda non su di voi che state qui, ma come posso raggiungere gli altri? So che è possibile se usciamo dai nostri recinti se costruiamo percorsi fatti in un certo modo.
Quanto conformismo;
2)Secondo atteggiamento: la sfiducia
Avete parlato nelle scuole, è stato bello, avete fatto bei progetti bei percorsi.
“Ho finito la scuola, ma cerco da anni lavoro, mi mancano riferimenti”, e arriva la sfiducia e viene meno la voglia di partecipare a vita e a politica. La sfiducia si allarga: siamo agli ultimi posti in Europa per l’occupazione del mondo giovanile.
La dignità, la vita! Sento tanti discorsi ma poi un giovane su 3 si perde nei primi 5 anni delle superiori.
Mi devo chiedere: Dove vanno? Che fanno? Come agganciarli?
Come non perderli per strada? E lo dico affermando che la politica ha ridotto la dispersione scolastica, ma siamo comunque agli ultimi posti; ma se lo dico ci si può lavorare!
3)Terzo atteggiamento: ribellione
In molti che si ribellano a questo stato c’è sofferenza, rabbia. Il mio, nostro dovere e responsabilità è intercettare la ribellione perché diverti positiva, creativa, diventi impegno e responsabilità.
Io credo alla meraviglia.
Vi chiedo cosa fare ai più lontani? Sai che “Libera” non ha dimenticato i ragazzi minorenni nei circuiti criminali mafiosi? Portiamo avanti dei progetti con loro.
Ogni anno nella giornata mondiale dell’Impegno nel camminare affianco ai parenti delle vittime c’è un centinaio di ragazzi in quei circuiti.

C’è una donna, che non vuole mai apparire, che mi ha fulminato.
Ci siamo trovati in un carcere per minorenni e mi dice: “Stammi vicino, vedi quel ragazzo che si avvicina? Ha ucciso mio figlio, ha l’età di mio figlio (figlio unico). Quando io e mio marito abbiamo visto le condizioni della sua famiglia, dove è nato e cresciuto”- nel rispetto dei percorsi di giustizia (con le pacche sulle spalle non si risolvono i problemi) devi educare la persona ad assumersi la sua parte di responsabilità. Questa donna me lo dice coi lacrimoni agli occhi: vista la sua situazione abbiamo deciso di venire noi a trovarlo. Abbiamo deciso io e mio marito di aspettarlo, perché quando uscirà se non trova qualcuno ad aspettarlo tornerà là.
Ci vuole coraggio, tanto.
Quella donna accoglie quel ragazzo che ha ucciso suo figlio.
Il nostro impegno è non escludere nessuno.
Questo è l’augurio che faccio a te e a me:
Riempire la vita di vita: sembra una banalità ma è la cosa più bella!
E auguro a voi giovani e adulti di vivere e non di lasciarsi vivere, lasciarsi distrarre da cose che ci impoveriscono e non dimenticare che il nostro pensiero sia un pensiero che non si lascia consumare e usare: difendi le idee belle, nessuno le consumi!
Gioca la tua vita in un orizzonte di legalità!
C’è una bandiera di Libera qui? Eccola: c’è n’è una gialla e una arancione.
Francesco due mesi fa ne ha firmata una e ha detto: “io sto da quella parte”.
Mi fa piacere.
Il fine di “Libera” non è “Libera”, non dimenticarlo mai!
Il fine di “Libera” è il bene comune e noi siamo chiamati veramente a seminare speranza ad impegnare la nostra vita per chi non ha speranza
Abbiamo solo questa via per amare, amarci, accoglierci, impegnarci…
PUBLLICO: DOBBIAMO VIVERLAAAA
-don Luigi: BRAVVOOOOOOOO
E l’ultima cosa, ancora Papa Francesco, capite il senso quando in “Laudato Sii” ci sono due righe che rischiano di sfuggire:
“Bisogna prendere dolorosa coscienza e osare e trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può apportare.”
Ci sono dei fatti nella vita di cui ciascuno deve prendere dolorosa coscienza altrimenti sono parole.
E noi abbiamo parlato di volti, storie, fatiche, persone, abbiamo ricordato dei volti. Il primo diritto di ogni persona è di esser chiamato per nome
Auguri a tutti!!!!!!

donS:
don Luigi ha graffiato le nostre coscienze. E ci sta inchiodando alle nostre responsabilità. Facile è applaudire lui, ma dobbiamo passare dalle parole ai fatti con un impegno fattivo. Tutti possono aderire al Verso il Presidio di Libera di Triggiano. Ma se non cambiamo le cose nel nostro paese non avrei la faccia di rivedere il volto di don Ciotti tra un anno.


CARTA DEGLI INTENTI DI “Verso Presidio Libera di Triggiano”

1. Ecco perché diciamo NO all’ omertà, perché non è vero che “la miglior parola è quella che non si dice”;

2. Ecco perché diciamo NO al pizzo, ogni volta che abbiamo visto una saracinesca bruciare;

3. Ecco perché diciamo NO al gioco d’azzardo: i soldi facili non nobilitano l’uomo;

4. Ecco perché diciamo NO all’inquinamento ambientale, quando vediamo le nostre campagne violentate e la nostra salute compromessa;

5. Ecco perché diciamo NO alle droghe, preferendo il divertimento sano allo sballo momentaneo;

6. Ecco perché diciamo NO alla prostituzione, perché alla schiavitù della donna preferiamo la dignità della persona;

7. Ecco perché diciamo NO al voto di scambio elettorale, affinché la politica torni ad essere un servizio per la partecipazione democratica nella comunità;

8. Ecco perché diciamo NO all’evasione fiscale, in quanto ognuno di noi deve contribuire alla crescita e al benessere del proprio paese: ecco perché ogni volta che usciamo dal bar portiamo con noi lo scontrino oltre al buon sapore dell’espresso;

9. Ecco perché diciamo NO alla mafia, in quanto alle associazioni criminali preferiamo quelle educative e ludiche;

10. Ecco perché diciamo SI’ al rispetto del prossimo, perché abbiamo deciso che ne vale la pena portare con noi l’onestà, il coraggio, la giustizia e i diritti. Ecco perché abbiamo deciso di gridare nel nostro piccolo: LASCIATECI CRESCERE LIBERI.



Scritta da Salvatore De Pascale
News del 19/04/2016
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