News » La comunità internazionale posta da Obama di fronte a un bivio
Dresda, 5. Con il discorso pronunciato ieri all'università della capitale egiziana, Barack Obama sembra aver posto di fronte a un bivio i protagonisti della scena internazionale, interpellandoli sulla reale volontà di dialogo e di pace. Resta ora da vedere - questo è l'interrogativo che scaturisce all'indomani dell'intervento del presidente statunitense - se il messaggio lanciato dall'Egitto sarà recepito e se potrà trovare reale applicazione politica.
Anche oggi, dalla città tedesca di Dresda - dove è giunto nella serata di ieri - Barack Obama ha ripreso alcuni contenuti del discorso del Cairo, ribadendo la disponibilità dell'Amministrazione statunitense a impegnarsi in un "serio dialogo" con l'Iran, insieme alla convinzione che è ormai giunto il tempo di lavorare per la pace in Medio Oriente. "Dobbiamo evitare la corsa agli armamenti nucleari nella regione", ha affermato il presidente durante la conferenza stampa di questa mattina. Base di questa auspicata nuova era deve essere la soluzione dei due Stati sovrani - israeliano e palestinese - che sappiano vivere fianco e fianco. "Ma noi - ha aggiunto Obama che ha anche annunciato una prossima missione dell'inviato speciale per il Medio Oriente, George Mitchell - non possiamo imporre la pace a nessuno. Quello che possiamo fare è creare l'atmosfera giusta per far ripartire il processo di pace. Ma ognuno deve giocare la sua parte".
Di fronte ad affermazioni così forti, le reazioni non potevano certo essere concordi, anche se si sono registrate alcune significative aperture. In una giornata in cui sono ripresi in Cisgiordania gli scontri tra Autorità palestinese (Ap) e Hamas, con un bilancio di quattro morti, i palestinesi si sono ritrovati più uniti del solito nel commentare come una buona partenza le parole di Obama. "Un discorso storico improntato al superamento dell'era Bush e alla chiarezza sulla soluzione dei due Stati e sul rifiuto della colonizzazione", ha detto all'Ansa da Ramallah Nemer Hamad, consigliere per la stampa dell'Ap. "Un inizio di cambiamento", gli ha fatto eco il portavoce di Hamas nella Striscia di Gaza, Taher Nunu, mantenendo margini di scetticismo sui "punti ancora non chiari e su certe contraddizioni". Ma sottolineando anch'egli i segnali di "discontinuità rispetto alla politica di George W. Bush". E spingendosi fino ad auspicare un "dialogo con la nuova Amministrazione statunitense".
La reazione più attesa, quella del Governo israeliano, è stata ieri anche l'ultima ad arrivare. Alla fine, dopo una riunione appositamente convocata, l'ufficio del premier, Benyamin Netanyahu, ha diffuso un comunicato nel quale ha definito importante l'intervento di Obama e ha manifestato la speranza che possa contribuire "davvero a una nuova era di riconciliazione fra il mondo arabo e musulmano e Israele". Un'era nella quale Israele sia riconosciuto come "lo Stato del popolo ebraico", e per il cui avvento esso è deciso a fare la propria parte "compatibilmente con i suoi interessi nazionali e di sicurezza". Più entusiastica la reazione del presidente, Shimon Peres, per un discorso definito "coraggioso e pieno di visione". Opinione positiva è stata espressa anche del ministro della Difesa, Ehud Barak. Ma nella compagine governativa israeliana non sono mancate voci fortemente negative: il ministro per le Infrastrutture nazionali, Uzi Landau, intervistato dalla radio militare ha definito immorale l'accostamento che, a suo avviso, Obama avrebbe fatto tra la tragedia della Shoah e le sofferenze patite negli ultimi decenni dai palestinesi.
Forte apprezzamento per i contenuti del discorso di Obama è stato invece espresso dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, secondo il quale l'intervento del presidente statunitense ha riaffermato l'impegno a "esercitare la tolleranza, per vivere assieme, in pace l'uno con l'altro".
Oggi nel pomeriggio, il presidente Obama si reca al campo di concentramento nazista di Buchenwald. Si tratta di una visita dai riflessi familiari: il suo prozio Charlie Payne, soldato in Europa con le forze statunitensi, fu tra i liberatori di uno dei campi periferici di Buchenwald. Dopo la visita al lager, dove furono uccise cinquantaseimila persone, Obama visita l'ospedale militare di Landstuhl per incontrare soldati americani feriti in Iraq e in Afghanistan. In serata il presidente Obama si trasferisce a Parigi per l'ultima tappa del suo viaggio, che vedrà domani le celebrazioni del 65º anniversario dello sbarco in Normandia.
(©L'Osservatore Romano - 6 giugno 2009)
Dresda, 5. Con il discorso pronunciato ieri all'università della capitale egiziana, Barack Obama sembra aver posto di fronte a un bivio i protagonisti della scena internazionale, interpellandoli sulla reale volontà di dialogo e di pace. Resta ora da vedere - questo è l'interrogativo che scaturisce all'indomani dell'intervento del presidente statunitense - se il messaggio lanciato dall'Egitto sarà recepito e se potrà trovare reale applicazione politica. Anche oggi, dalla città tedesca di Dresda - dove è giunto nella serata di ieri - Barack Obama ha ripreso alcuni contenuti del discorso del Cairo, ribadendo la disponibilità dell'Amministrazione statunitense a impegnarsi in un "serio dialogo" con l'Iran, insieme alla convinzione che è ormai giunto il tempo di lavorare per la pace in Medio Oriente. "Dobbiamo evitare la corsa agli armamenti nucleari nella regione", ha affermato il presidente durante la conferenza stampa di questa mattina. Base di questa auspicata nuova era deve essere la soluzione dei due Stati sovrani - israeliano e palestinese - che sappiano vivere fianco e fianco. "Ma noi - ha aggiunto Obama che ha anche annunciato una prossima missione dell'inviato speciale per il Medio Oriente, George Mitchell - non possiamo imporre la pace a nessuno. Quello che possiamo fare è creare l'atmosfera giusta per far ripartire il processo di pace. Ma ognuno deve giocare la sua parte".
Di fronte ad affermazioni così forti, le reazioni non potevano certo essere concordi, anche se si sono registrate alcune significative aperture. In una giornata in cui sono ripresi in Cisgiordania gli scontri tra Autorità palestinese (Ap) e Hamas, con un bilancio di quattro morti, i palestinesi si sono ritrovati più uniti del solito nel commentare come una buona partenza le parole di Obama. "Un discorso storico improntato al superamento dell'era Bush e alla chiarezza sulla soluzione dei due Stati e sul rifiuto della colonizzazione", ha detto all'Ansa da Ramallah Nemer Hamad, consigliere per la stampa dell'Ap. "Un inizio di cambiamento", gli ha fatto eco il portavoce di Hamas nella Striscia di Gaza, Taher Nunu, mantenendo margini di scetticismo sui "punti ancora non chiari e su certe contraddizioni". Ma sottolineando anch'egli i segnali di "discontinuità rispetto alla politica di George W. Bush". E spingendosi fino ad auspicare un "dialogo con la nuova Amministrazione statunitense".
La reazione più attesa, quella del Governo israeliano, è stata ieri anche l'ultima ad arrivare. Alla fine, dopo una riunione appositamente convocata, l'ufficio del premier, Benyamin Netanyahu, ha diffuso un comunicato nel quale ha definito importante l'intervento di Obama e ha manifestato la speranza che possa contribuire "davvero a una nuova era di riconciliazione fra il mondo arabo e musulmano e Israele". Un'era nella quale Israele sia riconosciuto come "lo Stato del popolo ebraico", e per il cui avvento esso è deciso a fare la propria parte "compatibilmente con i suoi interessi nazionali e di sicurezza". Più entusiastica la reazione del presidente, Shimon Peres, per un discorso definito "coraggioso e pieno di visione". Opinione positiva è stata espressa anche del ministro della Difesa, Ehud Barak. Ma nella compagine governativa israeliana non sono mancate voci fortemente negative: il ministro per le Infrastrutture nazionali, Uzi Landau, intervistato dalla radio militare ha definito immorale l'accostamento che, a suo avviso, Obama avrebbe fatto tra la tragedia della Shoah e le sofferenze patite negli ultimi decenni dai palestinesi.
Forte apprezzamento per i contenuti del discorso di Obama è stato invece espresso dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, secondo il quale l'intervento del presidente statunitense ha riaffermato l'impegno a "esercitare la tolleranza, per vivere assieme, in pace l'uno con l'altro".
Oggi nel pomeriggio, il presidente Obama si reca al campo di concentramento nazista di Buchenwald. Si tratta di una visita dai riflessi familiari: il suo prozio Charlie Payne, soldato in Europa con le forze statunitensi, fu tra i liberatori di uno dei campi periferici di Buchenwald. Dopo la visita al lager, dove furono uccise cinquantaseimila persone, Obama visita l'ospedale militare di Landstuhl per incontrare soldati americani feriti in Iraq e in Afghanistan. In serata il presidente Obama si trasferisce a Parigi per l'ultima tappa del suo viaggio, che vedrà domani le celebrazioni del 65º anniversario dello sbarco in Normandia.
(©L'Osservatore Romano - 6 giugno 2009)
Scritta da Floriano Concina
News del 06/06/2009
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